lunedì 10 ottobre 2011

CALATANIXECTA SERVANDA EST 2° parte

CALATANIXECTA
SERVANDA EST
(Caltanissetta deve essere salvata)

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MULINO- PASTIFICIO F.LLI SALVATI:
IL PRIMO E … L’ULTIMO
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QUANDO CALTANISSETTA……….
SI AVVIAVA AD DIVENIRE CITTA’ INDUSTRIALE,
COME ACCADEVA IN TUTTO IL REGNO DELLE DUE SICILIE, ADOTTANDO TUTTE LE INNOVAZIONI TECNOLOGICHE DEL TEMPO.
PREMESSE QUESTE AVVIATE CON SUCCESSO IN PERIODO BORBONICO E………ANDATE AVANTI PER FORZA D’INERZIA … E  MAN MANO SCEMATE CON L’UNITA’ D’ITALIA ……. FINO……… A SPARIRE DEL TUTTO CON LA REPUBBLICA
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Giuseppe Saggio
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Seconda parte




Mi scuso per il ritardo per questo nuovo appuntamento, dovuto a motivi tecnici, spero di darvi altre notizie al più presto.

Le foto sono di Giuseppe Castelli, le cartoline sono tratte dalla mia collezione.

…….Continua…..

Caltanissetta è stata storica capitale del suo territorio a forte vocazione agricola fin da epoca remota; la coltivazione a frumento e cereali da macina nell’agro nisseno subì un notevole impulso durante il governo dei Moncada, dal 1407, anno della permuta con Augusta fino al 1812, anno dell’abolizione del feudalesimo…. fino al ventennio fascista....
Accanto a quei settori produttivi che potevano svilupparsi sulla trasformazione di materie prime agricole, nell'Ottocento, Caltanissetta, spinta dall’onda dell’emancipazione derivata dall’essere stata scelta ed elevata da re Ferdinando I, prima a capo Distretto nel 1812, poi a Capovalle nel 1818, ad essere sede della Gran Corte Criminale nel 1819, ad avviarsi a diventare Diocesi nel 1844, ecc,  i nisseni tentarono oltre alla strada dell'industrializzazione riferita solamente alle miniere, quella  legata alla vocazione agricola del territorio.
Si avviò così con un promettente settore industriale di pura trasformazione di materia prima prodotta in loco, la realizzazione di mulini moderni, applicando le nuove tecnologie proposte dall’industria internazionale dell’epoca: quella a vapore in grado di produrre quantità maggiore rispetto a quelli tradizionali ad acqua o i centimoli a trazione animale.
Così oltre al pastificio Salvati, che si avvalse sin dagli inizi di maestranze locali dando la possibilità agli operai, anche donne, di poter scegliere tra miniera e fabbrica, ben presto si ebbero in città diversi  emuli, convinti anch’essi della necessità di modernizzare i processi di produzione di un alimento divenuto di così largo consumo.
Immagine storica del fotografo tedesco Trenkler di fine ‘800, che riprese molte immagini di Caltanissetta.
In questa si vedono gli operai di un pastificio, che potrebbe essere quello dei Salvati, mentre stendono  nelle canne appositamente sistemate nei cortili all’esterno, la pasta ad asciugare 


Particolare del mulino-pastificio Salvati con gli operai con i carrelli con le paste ad asciugare
 Infatti nello stesso periodo a seguire l’esempio dei Salvati, come detto, furono altri produttori locali, come i fratelli Tortorici che avviarono il loro mulino-pastificio in contrada Stella, nella parte opposta della città (oggi una traversa di via Vespri Siciliani – via Xiboli). Un altro fu installato nel 1895 da un imprenditore sancataldese in contrada Madonna della Catena, nei pressi dell’ex macello (zona Sud), altri due - anch’essi con pastificio annesso  furono avviati da un certo Cortese in contrada Santa Lucia, alla periferia cittadina.
Oltre ai mulini, a Caltanissetta si era già sviluppata dai primi dell'Ottocento la produzione a livello familiare di distillati  del vino e della frutta e pur se di piccole dimensioni aveva conquistato un mercato che, spesso, superava i confini locali.
Tra queste emerge quella di Don Salvatore Averna, che preparava un infuso di erbe, tramandantagli da un’antica ricetta, che nel 1868 s’insedia nell’ex convento dei cappuccini, in contrada Scopatore (anche questo nei pressi di un altro mulino ad acqua e di una fontana-abbeveratoio), fondando così la distilleria e fabbrica di liquori dei F.lli Averna, che otterrà il brevetto della Real Casa, proprio per quell’infuso chiamato Amaro Siciliano nel 1912. 
Primo convento dei Cappuccini del
        XVI sec. in contrada Scopatore
oggi sede della distilleria dei F.lli Averna

Con l’unità d’Italia, Caltanissetta continua il suo progresso evolutivo e grazie alle miniere di zolfo, il governo Sabaudo invia nel 1862 l’ing. Piemontese Sebastiano Mottura a fondare la prima scuola professionale mineraria d’Italia proprio a Caltanissetta e nel primo anno avrà solo due allievi, ma la tenacia e le innovative tecniche d’insegnamento introdotte, teorico-pratiche, con laboratori, l’esperienza nelle miniere (oggi li chiameremo stages), farà diventare questo istituto, che oggi porta il suo nome, a essere considerato una scuola superiore quasi come una Università, dalla quale sono usciti  illustri tecnici di altissimo livello.
La Suola mineraria  inizialmente era stata ospitata dal 1864 al 1868 nei locali dell'ex convento degli Agostiniani scalzi per poi trasferirsi nel palazzo Palmeri in via Berengario Gaetani già via Lincoln.
Tra il 1868 ed il 1875, il Mottura, ha iniziato la redatto e pubblicato la prima Carta Geologica d’Italia partendo proprio dal territorio di Caltanissetta.
 “Una falange di giovani valorosi è venuta fuori da questo ateneo a dirigere con sapienza i difficili e pericolosi lavori della estrazione del solfo. Oggi la Scuola vanta un Gabinetto di elettrotecnica…” -Giovanni. Mulè Bertolo "Caltanissetta nei tempi che furono e nei tempi che sono" -Caltanissetta 1906 pag  42-…

Nel nuovo secolo, nel 1913, nello stesso periodo nel quale chiudeva il pastificio Salvati, quasi come fosse il testimone di una staffetta, nasce un altro pastificio: la Piedigrotta fondato da un gruppo di nisseni costituitisi in società, che per più di mezzo secolo ha lavorato imponendo il suo marchio anche al di là dei confini locali, tanto da essere inserito tra i dieci maggiori pastifici italiani del tempo, sette dei quali con sede nel Mezzogiorno: gli fanno "compagnia", infatti, lo «Scaramella» di Salerno, il «Fabbroncino» e lo «Scafa & C.» di Torre Annunziata, il «Monaco» e il «Santa Lucia» di Catania, il «Carella» di Palermo.
Era famosa la carta azzurra con la quale  i dettaglianti vendevano la pasta sfusa o in confezioni da uno e cinque chilogrammi, la cosiddetta “cartata”.
Carta questa che i ragazzi usavano per costruire i loro aquiloni perché molto resistente.
Immagine del Mulino Piedigrotta dei primi novecento
Bisogna anche ricordare che nel primo decennio del Novecento il proprietario Vincenzo Salvati, illustre chirurgo e scienziato,  aveva impiantato a Caltanissetta (proprio nella sua abitazione all’interno del mulino di contrada Sallemi) il primo gabinetto elettro-fototerapico e il primo studio di radiologia:
  “…Per la strada di s. Miceli si va allo spazioso Opificio Salvati. Mettete da canto l’opificio e salite con me all’appartamento austeramente ammobiliato del proprietario: il prof. Vincenzo Salvati, grande chirurgo e scienziato valoroso, ha destinato parte del suo appartamento ad una vera sorpresa, per la quale non ha risparmiato e non risparmia cure, opera e denaro: intendo parlare del gabinetto elettro-fototerapico, collocato in tre bellissime e areate sale.
…Scendiamo al pianterreno ed ecco la sorgente dell’elettricità: la bella dinamo messa in moto da macchine a vapore, gli accumulatori e il vasto impianto per l’illuminazione.
Ho detto bene che va incontro ad una sorpresa? Credo che un gabinetto elettro-fototerapico della portata di questo del prof. Salvati non si trovi così completo anco nelle principali città dell’isola nostra.” -Giovanni. Mulè Bertolo "Caltanissetta nei tempi che furono e nei tempi che sono" -Caltanissetta 1906 pagg  55-…

Immagine di fine ‘800  del piano di S. Antonino (piazza Marconi) ripresa dal bastione di via XX Settembre, si vedono a sinistra le facciata della chieda e del convento di S. Antonino, al centro una costruzione bassa e sul fondo il pastificio Salvati,       
Particolare della precedente foto nella quale è chiaramente visibile il mulino Salvati nella sua completezza
Il pastificio Salvati, dopo essere stato chiuso nei primi decenni del ‘900, viene man mano trasformato in abitazioni, comprese quelle dei proprietari.
Ricordiamo che fino agli anni 70, le abitazioni oltre il centro storico erano poco considerate perché ritenute lontane e pertanto scomode.
Solo dopo gli anni ’80, quando la città si è maggiormente consolidata nelle sue periferie i piani terra su via Sallemi, compresi quelli del nostro ex mulino, cominciano ad essere trasformati in esercizi commerciali, con la modifica delle finestre in aperture spaziose con l’inevitabile saracinesca, e conseguente rifacimento della parte di prospetto interessata, con il risultato di una sequenza di colori, toni e tipologie diverse; i magazzini retrostanti vennero utilizzati per varie scopi: alcuni utilizzati negli anni ’50 per le prove di una banda musicale o similare, altri magazzini e l’essiccatoio trasformati in depositi e garages.
Il mulino fu depauperato, depredato delle attrezzature (macine, macchinari, ecc) subendo la demolizione delle alte ciminiere, mentre l’ultima superstite, più bassa, è stata demolita intorno al 1992.


Antica ed ultima ciminiera
demolita  circa vent'anni fa
               
                   Lo stesso terrazzo, oggi,
                           senza più la ciminiera
Il posto dove era la ciminiera, della quale resta un gradino dove appoggiare vasi e oggetti vari nel tratto di muro, liberato dalla ciminiera sono visibili i blocchetti in cemento pressati, in uso negli anni '60 con i quali è stato ampliato l'appartamento limitrofo
Oltre ad altri interventi, più o meno pesanti, il complesso subisce la trasformazione in terrazzi di tratti dei tetti (da uno dei quali, fuoriusciva l’ultima ciminiera), il rifacimento delle coperture con putrelle doppio T e tavelloni al posto delle travi di legno e incannucciato.
copertura rifatta con putrelle in ferro e tavelloni
Vi vengono aggiunti balconi e terrazze (con semplici putrelle di ferro e puntoni con sovrapposta lastra di marmo o addirittura con travi  in c.a e solai, che vengono a loro volta chiusi per guadagnare ulteriore spazio all’esterno, costruendo un nuovo balcone  fino a quasi a occludere completamente il cortile), o con la creazione di ballatoi, poi chiusi un muratura, per disimpegnare i nuovi appartamenti che si sono venuti a creare. 

Il cortile quasi totalmente coperto e parte della copertura trasformata in terrazzo
          
Particolare del cortile dove sono
chiaramente visibili le superfetazioni

Immagine del cortile quasi completamente occluso
da,balconi, da terrazze utilizzate, o completamente 
chiuse con ulteriori pensiline fino quasi a toccarsi.
Il cortile dove è visibile altre al corpo aggiunto alla costruzione
la realizzazione di un muro divisorio sul nuovo terrazzo realizzato
Il complesso ha subito nel tempo ogni genere di insulto in nome della modernità e delle comodità così si sono succedute superfetazioni e sostituzione di infissi da legno in alluminio anodizzato con tapparelle e cassonetti; la tamponatura di archi e aperture (anche per motivi di sicurezza) ed ora si presenta quasi abbandonato completamente (resistono solo gli esercizi commerciali e qualche abitazione).
La rampa d’accesso alla particella 60 sottomessa alla strada in acciottolato è stata livellata con un battuto di cemento ecc. mentre le zone libere come i piazzali, sono stati man mano parcellizzate, recintate  o costruite  creando una sorta di labirinto.
Il cortile intermedio, accessibile da via Montedoro, suddiviso e recintato e oppresso, dove sono visibili tutte le superfetazioni, costruzioni, verande
  infissi, muretti ecc,  in primo piano a sinistra il locale che ha occluso parte del magazzino centrale.
Occlusione dello spazio libero con la realizzazione di un arco di collegamento con un nuovo corpo a destra, chiuso con un cancello
Affascinante esempio di archeologia industriale , l’opificio era destinato alla macinazione del grano e alla lavorazione della farina per la trasformazione in pasta.
Monumento simbolo della produttività e della vivacità economica della città dell’’800, fu costruito sul sito di un precedente insediamento nel luogo dove si trovavano i centimoli dell’era pre-industriale azionati a forza animale e/o idraulica, come dimostra la presenza anche di una “torre colombaia”.

Descrizione
La forma del complesso originario, formato dalla sola part. 108, può  essere assimilata a quella di una triscele stilizzata e schiacciata con blocco centrale unico con cortile interno, che si allunga verso est, in una stecca sulla la via Sallemi da una parte; in  un’appendice con angolazione di circa 30° verso  sud-ovest per piegare ad angolo retto (con vertice smussato) sulla via Salvati; e un’altra appendice, verso ovest con piegatura a sud-ovest, della quale restano i ruderi di un locale con un grande arco, le tracce della caldaia e della ciminiera alta di forma rotonda, mentre della rimanente parte rimangono solo un battuto attaccato alla rampa di accesso alla part 60, e sotto il quale passa il torrente ormai  trasformato in cloaca.
L’insieme, con la parte sottomessa (part 60), ha la forma, sostanzialmente, di una “V”  convergente nel punto dove esisteva il ponte Sallemi.
Il taglio dell’angolo dell’appendice a sud ovest (oggi a rischio di demolizione), che può sembrare insolito è stato invece pensato e realizzato parallelo all’abbeveratoio che esisteva nello slargo, per consentire così la possibilità, ai fruitori,  compresi i bovini, equini e  greggi che venivano qui ad abbeverarsi, di girarvi comodamente attorno.

Disegno stilizzato sulla base palanimetrica del 
mulino con evidenziata la "triscele" e il vertice 
formato  dalle due strade e il torrente

   
Evidenzianizazione planimetrica della "Triscele con indicati:                 
in rosso                                  la particella originaria 108;
in giallo                          i ruderi della part. 108 demolita;
in azzurro                    le ulteriori aggiunte part. 230, 231.
La “trinacria , antico simbolo della Sicilia rappresenta la forma approssimativamente triangolare dell’isola, con una testa di Medusa e tre gambe in una disposizione radiale all'antico nome  greco Trinacria, che significa treis (tre) e àkra (promontori); di trinacria o di Triscele. La triquetra ha la stessa topologia del cosiddetto nodo giordano, posta su un triangolo .
Ricordiamo che la rilevazione catastale ufficiale, per quando riguarda il centro urbano, risale alla seconda metà dell’800 (1878),  mentre per i borghi (come venivano chiamati) extra-urbani bisogna aspettare il 1900 quando, e precisamente verso il 1920 quando si censiscono le immediate periferie, e questa parte rientra nel foglio dei borghi Sallemi-Palmintelli;
 Guardando le particelle della zona, e considerando che i  numeri assegnati ad ogni foglio partono da ovest verso est e da nord verso sud, possiamo individuare i fabbricati esistenti in quel periodo, infatti nella parte a monte di via Sallemi troviamo le particelle con numero basso dal numero 39 in poi , nella salita verso S. Michele vi sono i numeri dal 77 all’88, su via Salvati  dal 93 in poi, tra le quali si vedono numeri oltre il 200 fino ad oltre il 400 che sono le costruzioni più recenti e i frazionamenti.

Stralcio catastale dove si evince l'unitarietà del complesso 

Il nostro mulino che ha la particella originaria n.108 è posizionato in mezzo ai numeri menzionati, e vediamo  che la  part. 109 rappresentava sicuramente l’intero spazio libero intorno al torrente, che man mano è stato suddividiso e particellizzato (come dimostrano i numeri più alti attribuiti alle attuali singole particelle che lo compongono e che corrispondono a parti marginali e agli spazi liberi, (o originariamente liberi).
Parti delle particelle 264, e 285 sono state utilizzate e trasformate in rampa di collegamento tra via Montedoro e piazza L. Sturzo (v. Kennedy), con la conseguente demolizione di una parte della recinzione
Negli anni 40-50, anche la parte terminale  della part. 108 su via Salvati è stata sopraelevata
Visione della parete cieca dove sono visibili i diversi periodi della supefetazione degli 
anni 40-50, infatti l'ultima elevazione è realizzata con blocchetti di cemento. 
Visione dal cortile interno dove è visibile il rapporto tra la parte sopraelevata di due piani, negli anni 40-50 con  la stecca bassa. Immaginate il rapporto con un edificio di otto piani che occuperebbe, tra l'altro, parte del cortile stesso occludendo il collegamento storico con l'altro cortile, facendo perdere l'allineamento e le caratteristiche peculiari dell'edificio!!!!!!!!?.
Al centro passava il torrente e accanto si trovava il piazzale utilizzato dal Mulino dove erano prospicienti, al piano seminterrato, i locali di servizio, comprese quelli con le turbine.
Il corpo a sud, che può sembrare senza  caratteristiche particolari, presenta invece  degli elementi peculiari delle masserie ottocentesche come il grande passaggio ad arco che metteva in comunicazione i due spazi aperti, la part. 60 con  la originaria 109.
Il passaggio è stato ridimensionato e chiuso con una porta dal lato ad ovest, questo passaggio con volta a botte è caratterizzato da un’unghiatura, che non trova (almeno fino a questo momento) motivazione perché non si vede alcuna apertura che la giustificherebbe

          
La lunetta con unghiatura nella volta
a botte del passaggio


Il passaggio con volta a botte
verso lo spazio interno


                      
il passaggio in rapporto con
la stecca.
L'arco del passaggio visto dal
cortile sottomesso tamponato e
delimitato da una porta.
visione del passaggio verso la porta che lo occlude
   L’unitarietà dei diversi corpi, oltre ad essere un'unica particella, è data dalla continuità delle aperture ad arco presenti in tutto il complesso come in un chiostro
Immagine dove sono visibili gli archi  mantenuti e quelli trasformati
Il varno di passaggio 
Immagine del corpo centrale dove sono visibili le sagome gli archi tamponati dove sono state sistemate le finestre, sul fondo il  grande arco di collegamento, come il precedente, chiuso da un infisso a tre ante con soprastante rosta.
Gli archi  con le roste per la luce e le aperture sottostanti ristrette   
Particolare dove traspare dall’intonaco l’arco tamponato

Archi occlusi e nuove aperture con saracinesche
Archi occlusi del magazzino centrale
Immagine del cortile con la ricostruzione delle aperture unitarie ad arco, che ricorda un chiostro
Sappiamo che il  ponte Sallemi, che è posto nello slargo all'incrocio di via Aretusa, ha subito notevoli danni, insieme ad altre strutture, specialmente durante le alluvioni del 1891 e 1894, e viene ricostruito  con una spesa di £. 5.427,43 , come troviamo specificato nel nell'allegato 1  relativo alle Opere pubbliche realizzate, segnate nel “Riassunto Generale della Amministrazione Comunale nel decennio 1891-1900”.
 
Frontespizio e pagina del libricino “Riassunto Generale della Amministrazione  Comunale nel decennio 1891-1900”  - CL1901  pgg. 4-5
dove nell’allegato 1 di p. 17  al n. 10 viene indicata  la ricostruzione del ponte Sallemi che si trovava proprio all’incrocio con via Aretusa per un importo di L. 5.427, 43 per i danni  conseguenti delle alluvioni del 1891 e 18 94.


Visione generale del complesso visto da via Aretusa (ex strada vicinale Palmintelli, già trazzera per Palermo) si vede a sinistra la via Sallemi e a destra la via Salvati, al centro, in corrispondenza alla parte sottomessa,  si trovava il Ponte Sallemi, che scavalcava il torrente (che scendeva lungo il lato sinistro di via Aretusa passando sotto il palazzo dove adesso c’è  un autolavagio) e passava al centro del mulino. 
Le ali erano: una il mulino-pastificio vero e proprio, prospiciente l’attuale via Sallemi, ex trazzera per Palermo, l’altra adibita a magazzini , abitazione e stalle e che è prospiciente via Salvati, nome dato alla via per ricordare i proprietari del mulino, così come è stato fatto per gli altri mulini, infatti esiste una via Piedigrotta, e una via Tortorici; la terza ad ovest che si inoltrava nella parte sottostate, in essa era ubicata una delle ciminiere alte, quella circolare, con la relativa caldaia.
In questa parte sottomessa alla strada si trovava una delle ciminiere alte, quella rotonda, della quale restano visibili le tracce della base, dove doveva esserci la caldaia e la carbonaia, che si trova accanto allo scivolo, posizione questa adatta all’approvvigionamento del carbone.

Particolare dei resti convessi della base della ciminiera  che 
mostrano la forma circolare e le grandi dimensioni che aveva

Traccia della ciminiera circolare ancora presente accanto allo scivolo del 
cortile sottomesso
Visione generale del cortile sottomesso con la piattaforma residua
del "braccio "diruto. 
Particolare della precedente nella quale si vede il locale con grande arco accanto ai
ruderi della ciminiera, della quale era  parte integrante



























Nel muro accanto allo scivolo è visibile l’architrave in legno di un’apertura e la parte basamentale, ora in battuto, dei locali  demoliti.
        
Traccia di un'apertura con architrave in legno presente
nel muro accanto ai resti della ciminiera  circolare
Area dei locali del corpo accanto alla ciminiera rotonda,
non più esistenti           

La realizzazione del ponte Sallemi, come si evince dalla planimetria,  databile tra la fine ’800 e i primi ’900, consentiva, forse, anche la possibilità di accedere al mulino passando sotto la strada, una sorta di svincolo, considerato che la quota dell’ex trazzera, con la creazione della livelletta della nuova strada è  rimasta sottomessa e occlusa  dal muro di contenimento della rampa di accesso al ponte, così  le quote dell’attuale cortile del mulino e l’ex trazzera restano sottomesse e divisi dalla strada.
Questa ipotesi è supportata anche dalla presenza di un vano sotto la strada, che si intravede dal tetto mancante  del locale con il grande arco proprio nel cortile.
Particolare dove è visibile un grande arco  posto in corrispondenza della la strada, che si intravede dal tetto mancante  del locale con il grande arco proprio nel cortile.
Da questi indizi, possiamo affermare che, prima della costruzione di questo mulino, la trazzera passava proprio nel sito dove oggi è il complesso, parallela sostanzialmente al torrente, come si può intuire dalle quote tra la trazzera occlusa e i cortili interni dell’opificio e dalla posizione dell’altra trazzera, (indicata nella planimetria di Agostino Lo Piano della prima metà  dell’‘800 e pubblicata  nel libro “Atlante Generale Topografico-Storico-Geografico-Statistico di Sicilia” di Vincenzo e Carlo Mortillaro- Palermo 1855).

                                                                            
Particolare della Pianta modografica del Casegiato di Caltanissetta  originale e firmata da  “Agostino Lopiano architetto…..” redatta nella prima metà dell’’800 ’che riprende lo schizzo a matita della città e dei quartieri del 1820 (cm. 58,4 x 43,5), redatto da suo padre Gaetano Lopiano, conservata  in ASCl, archivio storico del Comune di Caltanissetta, Decurionato, Deliberazioni, reg. 790.
La pianta è stata pubblicata  nel libro “Atlante Generale Topografico-Storico-Geografico-Statistico di Sicilia” di Vincenzo e Carlo Mortillaro- Palermo 1855.
Al di fuori del IV quartiere (S. Rocco) in alto  a sinistra troviamo: due strade, convergenti, subito fuori il Convento della Grazia indicate, quella in alto, Trazzera  (che coincide con il primo tratto di via Sallemi, ex  trazzera per Palermo) accanto alla quale c’è la Conceria e quella in basso, indicata come via di Sallemi  non più esistente, o identificabile in parte con l’attuale via Kennedy  per ricongiungersi con la Trazzera  al Ponte Sallemi come si evince dalla planimetria successiva.      Al centro si vede un edificio indicato come Casa di Stellario,  e  sotto ancora il Canalicchio.


Particolare della Cartina Topografica IGM di Caltanissetta a scala metrica di 1 a  10000, la data  1864  firmata il Capitano di Stato, “G. Bagliolo.” La carta originale è conservata  nell’archivio cartografico di San Marco, ord. 26, arm. 94, crt. 87, doc. 8686, dove esiste anche un lucido.

Nella pianta  è segnata la città, come era nella seconda metà dell’’800, le curve di livello le danno quasi una visone tridimensionale.
Al di fuori del quartiere di S. Rocco a  sinistra subito fuori il Convento della Grazia  vediamo segnata con tratto di colore rosso le strade che si stanno realizzando in quel periodo come la via del Canalicchio (v.le C. Testasecca) la circonvallazione (v. Maddalena Calafato) e la strada diitta fuori l’abitato (v. R. di S. Secondo ex v. Palmintelli), mentre è indicata con tratto nero, perché esistente  il primo tratto di via Sallemi, (ex  trazzera per Palermo) all’inizio della quale è indicato un lungo caseggiato come Casa. Scarlata , sotto il convento della Grazia è segnata una fontana
Anche in questa carta è segnata  la Casa del Canalicchio.
In questa pianta sono chiaramente visibili il torrente delle Grazie e il torrente Palmintelli

Stralcio planimetrico, databile tra la fine ’800 e i primi ’900,  dove nella zona Sallemi l’emergenza maggiore è rappresentata dal solo  complesso del Mulino Salvati, (sostanzialmente come è adesso). È  chiara la situazione nel piano dove si trova l’abbeveratoio con  il ponte Sallemi in rilievo rispetto alla quota dell’ex trazzera, che con la creazione della livelletta della nuova strada è  rimasta sottomessa e occlusa  alla quota dell’attuale cortile del mulino, dove all’interno di un locale è visibile un vano sotto la strada.  Il torrente “Palmintelli” possa così al di  sotto del mulino per poi riemergere sopra la galleria ferroviaria. e immettersi nel torrente delle Grazie;  nella planimetria è ancora esistente  la Chiesa rupestre della Madonna della Rosa.
In alto a destra segnata con la lettera I, la casa Scarlata (già indicata come conceria nella precedente planimetria di Agostino Lo Piano della prima metà  dell’‘800) una parte è stata demolita negli anni ’50-60  per costruire un palazzo, mentre la restante parte è stata oggetto di gravi trasformazioni 

Foto dal satellite che evidenzia l’ex Mulino Salvati inserito nel contesto urbano attuale 
da dove si evince ulteriormente l'unitrietà del complesso
                                                                             
Particolare della canapina del P.R. di ampliamento del 1892, dove sono indicati i lotti edificabili di previsione che formano gli isolati e sono indicati, globalmente, i volumi principali esistenti come la  casa Scarlata (ex Conceria), la chiesa di S. Maria della Rosa e l’ex pastificio Salvati, che comprende anche gli spazi di pertinenza (partt 60, 108, 109): la stecca su via Sallemi e il blocco su via Salvati che coincidono con la particella iniziale 108, mancano i corpi succesivi rappresentati dalle partt 230, 231, ed è segnata la recinzione .
il torrente Grazia è segnato tratteggiato  nel successivo tratto da coprire. Sopra il quale era previsto un altro giardino pubblico.
Anche in questa mappa è segnata la chiesa di S. Maria della Rosa. 
Immagine storica dei primi novecento del mulino  visto dal lato che oggi è via Montedoro, sullo sfondo si vede la chiesa di San Michele , le alte ciminiere,   i due corpi e i magazzini centrali, ai quali si accedeva attraverso una strada, come è visibile nella planimetria allegata dei primi '900, inoltre è interessante la soluzione architettonica del taglio (sguincio, ancora esistente, parallelo all’abbeveratoio e consentire così la possibilità di girarvi comodamente attorno, considerato che il piano intorno si trova-va ad una quota superiore rispetto all’alveo del torrente, come si nota ancora.
Il mulino- pastificio rimasto in funzione fino agli anni 20 del secolo scorso, era azionato da un sistema a vapore, era dotato da impianti distinti per la molitura del grano in conto proprio con la produzione di diversi tipi di farina per il pastificio e  la molitura in conto terzi.
 Il complesso si compone di una serie di edifici variamente articolati che creano, nell’insieme, una struttura interessante dal punto di vista sia industriale che architettonico e storico.
Il complesso (malgrado le alterazioni subite come superfetazioni, sostituzioni infissi, allargamento porte  demolizioni delle ciminiere ecc.) conserva integralmente il suo impianto originale come si evince dalla foto storica dei primi del novecento confrontata con le coeve planimetrie e con la foto satellitare.
La facciata, su via Sallemi, su due livelli, dalle linee semplici ed essenziali, è-ra  scandita da una serie di finestre del primo livello, con davanzale in pietra modanata (oggi in gran parte modificati), tutte dotate di persiane, e il portone con arco a tutto sesto.
Finestre originali su via Sallemi
                   
        Particolare di un davanzale in pietra con modanatura 
     curva (toro) e mensola sottostante concava (scozia).

Finestre con infissi e persiane originali
Dalla foto storica in bianco e nero, si evince che tutto il primo piano a girare corrispondente con la parte basamentale, su via  Sallemi, aveva una finitura a fasce alternate di colore diverso (chiaro e scuro), che ricorda la colombaia di villa Amedeo e la casa del custode di villa Cordova ed altre, costruzioni queste che hanno la stessa tipologia della coperture con il tetto aggettante, che ricorda i tetti toscani. 
La costruzione centrale  ad una elevazione con copertura a capanna, caratterizzata dalle aperture  ad arco a tutto sesto, sono state tutte tamponate in muratura, e sulla facciata corta è stato costruito un altro locale che ha occluso una delle due aperture visibili nella foto. La parte sottostante, seminterrata, è stata utilizzata come magazzini e garages, con la conseguente creazione di ampie aperture con saracinesche o infissi in ferro.
La parte seminterrata del locale centrale (stenditoio?) con  la realizzazione o trasformazione delle aperture in grandi vani porta con saracinesche o infissi in ferro per utilizzarli come magazzini o garages.
Particolare del corpo terminale su via Montedoro dove è visibile l'aggetto per un balcone predisposto per una eventuale sopraelevazione.
    Per utilizzare i locali corrispondenti al piano terra su via Sallemi in esercizi commerciali,  si allargano e si trasformano le finestre in aperture o se ne creano delle nuove.
Nella parte a valle, è ancora presente la recinzione originaria formata da basse inferriate comprese tra  pilastri in pietra calcarea bianca ricavata delle puntare vicine, mentre i pilastri del cancello, che non c’è, rifatti in tempi recenti, sono in pietra di Sabucina.

Particolare della recinzione  dove sono visibili
i pilastri in calcarinite bianca, alternati alle inferriate.
I pilastri del cancello, sostituiti sono in pietra di Sabucina.
Particolare della recinzione con 
il muro di sostegno sbrecciato per
la realizzazione della nuova strada


























Per analogie stilistico-compositive, specialmente per quanto riguarda la recinzione a valle e la finitura del prospetto (come si evince dalla foto storica in bianco e nero dei primi del ‘900), può essere attribuita con buona probabilità all’architetto comunale Agostino Lo Piano, che esercita nel periodo della costruzione, o alla sua scuola, in quanto ricalca in modo inequivocabile nei particolari stilistici, altri suoi lavori come  la recinzione originaria, che ricorda quella di Villa Amedeo, realizzata da suo padre Gaetano Lo Piano; la soluzione di finitura a fasce alternate di colore diverso (bianco e rosso, come si evince dalla foto storica in bianco e nero dei primi del ‘900), o la colombaia di villa Amedeo e la casa del custode di villa Cordova, con la stessa tipologia della coperture in legno con supporti in legno o ferro. Stile questo diffuso ovunque dopo l’unità d’Italia quale  elemento unificante. 

Particolare della foto storica dove è visibile
La finitura a fasce alternate


Particolare di un aggetto di tetto  originale         
dove si vede il tavolato sorretto da mensole       
in ferro, e il colore rosso, ormai scolorito            
dell’intonaco.            
Foto di via Cvour con la casa del custode
   di Villa Cordova
             
Foto del 1969 della casa del custode di Villa Cordova 
      Foto storica della colombaia di villa Amedeo, sotto la neve nel 1956, dove sono 
       visibili i  riquadri e le fasce che la contraddistinguono.                         
Immagine di Via Cavour  del 1921, con  il casotto del Dazio a sinistra e
un altro decorato con fasce a destra
    Gruppo di case lungo la salita di via Sallemi, risalenti al XVII-XVIII sec (epoca dell’apparizione di S. Michele
 come evidenziano alcuni particolari come i balconi a petto d’oca, inseriti  oggi in zona A2..    

Secondo l’ultima variante del PRG, adottatta con delibera commissariale n. 149 del 13/10/1999  gli edifici prospicienti via Rosso di San Secondo, comprendenti le palazzine INCIS, e quelle lungo la via Sallemi a monte erano stati inserite in zona A2, mentre l’altro fronte di via Sallemi restava in zona B1, in seguito alla osservazione n. 382 del rappresentante del Partito Siciliano d’Azione   dove al punto 3)  chiedeva esplicitamente “…l’inserimento in zona A2 della parte a valle della via Sallemi comprendente l’ex mulino Salvati sino alla chiesa di san Michele”, proposta che veniva accettata con queste affermazioni:  “Si condivide comunque il rilievo formulato dal ricorrente circa la mancata corrispondenza tra definizione delle zone A1 ed A2 e la datazione di alcuni ambiti urbani. Per rimediare si propone di modificare la definizione di A2 “La città del primo novecento” in “La città postunitaria”. Possono condividersi, introducendo le relative modifiche nella zonizzazione le osservazioni di cui ai precedenti punti 2), 3), 4).
Variante questa adottata con delibera del Consiglio Comunale n. 11 del 23/04/2007, che tiene conto delle D. Rir. Dell’Assessorato Regionale Territorio e Ambiente n. 570 del 19/07/05.
proprietario di una porzione della particella 108 (sub 7) con la quale è identificato l’ex Mulino Salvati, dove si chiede che “l’area di sedime dell’immobile” venga mantenuta in zona B1, propone il ricorso-osservazione,  del 02/07/200, (si trascrive il documento):
“Premesso…..:
·         che nell’area di sedime dell’immobile in oggetto con annessa corte retrostante in parte appartenente al Comune di Caltanissetta, è stata approvata con Deliberazione di Giunta Comunale la richiesta di compartecipazione per la realizzazione di un edificio in via Salvati su area di proprietà comunale e in parte privata;
·         che è stata parzialmente accolta l’osservazione n. 382 del rappresentante del partito Siciliano d’Azione che proponeva “l’inserimento all’interno della zona A2 della parte a valle della via Sallemi comprendente l’ex mulino Salvati sino alla chiesa di San Michele”;
·         che per mero errore di trasposizione nell’elaborato planimetrico con l’individuazione delle osservazioni allegato alla delibera 11 del 23.04.07, anche l’area di sedime dell’immobile in oggetto è stata inclusa all’interno della zona A2;
In conseguenza di quanto sopra il sottoscritto
                                   osserva e ricorre
in avverso all’attuale previsione, per un criterio di omogeneità e di normalizzazione della previsione urbanistica oltre che di opportuno equilibrio territoriale e rilevato con dati di natura oggettiva che l’area dell’immobile non è stata mai parte dell’ex mulino Salvati, che l’immobile del ricorrente è prospiciente sulla via Salvati, che trovasi a ridosso di fabbricati realizzati con densità fondiaria delle zone B1, che con la realizzazione del fabbricato di cui al progetto approvato si andrebbe a riqualificare un ambiente urbano fortemente degradato,
                                      chiede
che l’immobile di loro proprietà venga compresa in zona “B1”.
A questo ricorso-osservazione non sembra esserci stata nessuna risposta scritta, né positiva né negativa, ne un atto ufficiale di reinserimento in zona B1 del sub in oggetto.
Alla luce delle motivazioni addotte per l’inserimento in zona A2 del complesso già chiaramente identificato come “ex Mulino Salvati”, non si capisce quale criterio sia stato adottato o non, per determinare che una parte integrante del complesso, possa essere stata esclusa dalla zona A2 per restare in zona B1, tanto più che si tratta di un sub appartenente ad un’unica particella.
È certo però che il sub è stato di fatto stralciato.
Lascio a voi i commenti!!!!
Basta leggere con attenzione il documento e trarne le conclusioni.
dare posto ad una torre di otto piani. Che vuoi che sia! considerato che si tratta della demolizione di “case vecchie”!!!? santa ignoranza!!!!

Così un altro pezzo importante della storia della città rischia di essere cancellato.
E’l’ennesimo insulto alla storia di Caltanissetta: la permanenza dell’ex mulino Salvati, dopo la sconsiderata demolizione dell’altro mulino Piedigrotta, anche questo per dar posto a “palazzine” anonime, e del quale resta solo il ricordo nel nome dato ad una strada nei pressi, e degli altri (mulino Sole ecc. ecc.); ecco la volta dello smembramento e alla distruzione del ex mulino Salvati. 



Fine seconda parte......
......    nella terza parte vi parlerò della torre colombaia.
a presto.


Continua…



3 commenti:

claudio giordano ha detto...

La precisa conoscenza della storia, del paesaggio e dell'architettura locale, da il diritto a preziosissimi personaggi come l'architetto Saggio, di prendere parte ed esprimere opinioni sulla tutela del territorio e del patrimonio storico culturale della nostra città, a garanzia di altri che, proprio per la stessa mancata conoscenza e assenza di volontà, spesso con leggerezza deturpano e cancellano le tracce di una cultura storica che appartiene a noi e al nostro territorio, ma che, non può e non deve essere cancellata, nè tantomeno dovrà essere dimenticata.

Giuseppe Cancemi ha detto...

Il mulino "Salvati" raccontato da questo blog anche in questa seconda parte ci fa immergere in quella che fu la città di Caltanissetta nell'Ottocento.
Le attività che si intravedono nella narrazione del primario, del secondario e del terziario ci ricordano una città vivace che si sviluppa tra le famiglie Borbone e Savoia. Una Caltanissetta che nel suo piccolo si dota di boulevar, villa e attività archeoindustriali, non senza un indotto e una moderna adesione al progresso scientifico. L'uso del vapore e dell'energia elettrica, in alternativa alle altre forme di energia primitiva (muscolare e animale), è un segno di civiltà europea che si affaccia nella nostra città e i Salvati sono, tra la borghesia locale, quelli che segnano particolarmente il sorgere dell’industrialesimo locale.

Daniela ha detto...

Bravo Peppe, ti ho letto con enorme piacere. Aspetto con ansia notizie della colombaia!!!!!!!

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